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Kansai Episodio 3 PDF Stampa E-mail
Scritto da sgab   
Lunedì 21 Febbraio 2011 00:29

Kansai3 by frankansai

Passo attraverso i muri, i confini, le barriere delle antisocietà del mondo, attraverso fiumi, laghi, mari che sembrano fatti apposta per dividerci ancora di più, e oggi già intravedo… Carceri, lager e tutti i luoghi di costrizione.
Passo attraverso queste mura pesanti, impenetrabili, ingestibili, dentro c’è tutto ciò che cercano di nascondere; sai mia nonna diceva:- butta la polvere sotto il tappeto per non farla vedere e non dirlo a nessuno.- Ecco, cosi hanno fatto, hanno preso tutta la polvere di Roma, delle città italiane, del mondo, e tutta insieme, con tutte le urla, i rumori, i suoni, con tutti i colori, l’ hanno schiaffata qui dentro, dentro questi muri, per fare massa, per fare rumore…cosi spessi ma…passo e …rumore, silenzio irriproducibile e irripetibile..il carcere ha i suoi rumori e io non li conosco.

 

Sai quando ti dicono che devi imparare a parlare, ma in verità tu ti abitui ad ascoltare e imparare una lingua, la lingua italiana ad esempio, il romano, e non capisci tutte le altre lingue; chi cazzo lo capisce il cinese, il danese, il russo?? Ecco così, allo stesso modo, non li conosco questi suoni, non conosco la loro grammatica; rumori sordi e senza eco, e ved,o e sento lei e mi parla:

 

“Rumori di voci che urlano: nomi di persone, proteste, risate, numeri di matricola, di giorni da scontare, di persone care. Rumori di fuori, del mondo, che attraversano furtivi le sbarre, intrufolandosi tra corridoi e celle, quel cazzo di mondo che brucia, da qui dentro appare terribilmente smagliante, fiamme di vita e allo stesso tempo fiamme di morte. Lo sai com’ è il mondo visto da dietro qst pezzi di metallo, lo sai com’ è il mondo visto da una stanza di 2 mq, cos’ è il grande e il piccolo, la proporzione e il confronto?…Rumore di giorno. Rumore di notte. In carcere ci si dimentica di che cosa sia il silenzio. . Lo senti questo suono, qst stridulo? E’ il suono della porta blindata che ti accoglie quando entri che segna la divisione tra dentro e fuori… Le voci, In carcere si urla. Ci si abitua alle urla, che diventano quasi un rumore di fondo. Per farsi sentire, per dimostrare a se stessi e agli altri che si esiste”

Posso passare attraverso i muri, altri muri spessi uhhhhhhhhhh altri fantasmi…ma come sono diversi questi fantasmi.. AHHHH la torre di babele! Turco, russo, rumeno, africano! Brillanooo.. il fuoco da luce al loro corpo di fantasmi e io li vedo, e li sento, e capisco e, uoha, questi enormi muri crollano, e vedo terre lontane e lunghi viaggi in cui tappa dopo tappa si rinuncia ad un pezzo del proprio essere UMANO. Io esisto e cazzo anche loro esistono! Ombre…sono ombreeeeee…erano ombre…ah..Dietro a queste mura c’è la paura delle ombre! LADRI! Ma ora tutto brucia, non sono più ombre, sono luce! Solo i fantasmi in questo incendio hanno conservato l’anima! Parlano! E sento questa donna

HO CAPITOOOO!!! Posso passare attraverso i muri! Ma questi muri sono recinti RECINTI! Si perché cin-go-no! Cingono le possibilità!! Cingono lo spazio della collettività e lo riducono a spazio dell’individualità…prova a urlareeeeeeeeeeee! Non si parla attraverso i recinti! Ah ognuno per se! CIAO CIAO! Ma tutto brucia e bruciano i muri, i recinti bruciano più di tutto! E gli spiriti costretti si espandono a dismisuraaaaaaaa uoooooooooooo! Sono enormi! Un’unica cosa fatta di parti adesso! E non sono cieca io VEDO! Ma solo perché mi sono strappata gli occhi accecati da questo fumo! I miei nuovi occhi sono nati da questo fuoco COME ME! I recinti bruciano! Le sentite voi le possibilitaaaaaaaaaaaaaaaà!

Lo sguardo di un prigioniero, di un costretto, di un limitato,è uno sguardo corto, forzatamente accorciato dall’ abitudine a scontrarsi contro un muro, a fermarsi, incapace di andare oltre il recinto di cemento armato. Il mio sguardo vuole andare lontano con tutte le anime profondamente libere di questa terra. La costrizione, la reclusione sono ei ciechi; noi liberi dal corpo viaggiamo e viviamo.

Nel cortile c’ è un susino.
Quant’ è piccolo, non crederesti.
Gli hanno messo intorno una grata
Perché la gente non lo pesti.
Se potesse crescerebbe:
diventar grande gli piacerebbe.
Ma non servono parole:
quel che gli manca è il sole.
Che è un susino, appena lo credi
Perché susine non ne fa.
Eppure è un susino e lo vedi
dalla foglia che ha.

 

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