Ogni 15 giorni di Martedì dalle ore 20.00 alle 21.00
Fukushima Mon Amour - Fu-ku-shi-ma. Pro(e)vocazioni oniriche di immagini-suono catastroficamente associate nel grande abbraccio della distruzione finale. Nessun messia salverà il cinema e gli ascoltatori, solo lo sfrenato godimento del blob radiofonico.
Di Rolando si potrebbero dire molte cose. E' nato nel '57 a Roma. Ha lavorato come assistente operatore in Germania con Klaus Voswinkel, Dieter Matzka e successivamente come aiuto regista con Lucio Fulci, Jean Paul Goude e Michele Placido. Ha realizzato alcuni corti e documentari come Backstage, Sexi show (1994), sul mondo delle pornostar, La Befana (1995), cortometraggio di fiction. Nel 1997, con il cortometraggio 'La matta dei fiori', pellicola in 35 mm, vince diversi premi fra i quali il David di Donatello e il Premio Speciale della Giuria a Clermont-Ferrand, il Bellaria Film Festival e il Siena Short Festival. Il suo esordio alla regia di lungometraggi è nel 1999 con 'Il prezzo', un noir esistenziale cupo e dolente, interpretato da Stefano Dionisi e Chiara Caselli, con le musiche di Paolo Fresu. Rolando Stefanelli è anche scrittore. Ma per l'équipe cacophonique di Fukushima Mon Amour nulla di tutto questo basterebbe per dire che Rolando, prima ancora che regista, scrittore e sceneggiatore è un amico, un fratello, un compagno.
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Fukushima Mon Amour Live - Roberto Fucci e Tullio Morganti
Martedì 14 Maggio 2013
Apprendisti cinefili e cialtroni, Vorreste imparare a passeggiare con una steadycam, o a nascondere chiodi nel cuscino del regista? Vorreste studiare i segreti di Audacity per montare molto meglio di noi? Vorreste sapere come catturare l'oscurità del suono? Imperterrito il nostro sconnesso live ospita due capisaldi del nostro cinema, due assi portanti della defunta Cinecittà: Roberto Fucci, capomaccchinista, amante del cinema, figlio d'arte e attrezzista tuttofare e Tullio Morganti, tecnico del suono, fonico, insegnante alla Nuct e filosofo del suono, per discutere la difficile sopravvivenza dei macchinisti, il triangolo delle bermuda dei finanziamenti pubblici, l'irrealtà del cinema, la fonogenìa, la fuga dei registi e infine la speculazione filosofica nei montaggi audio-visivi dei nostri tempi.
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Cosa si può chiedere all'ideatore della serie comica made in italy più acclamata di tutti i tempi?
Che accade nell'attimo in cui ci si rende conto d'aver già detto tutto, di essersi detti tutto, di aver sviscerato l'argomento fino all'osso,di aver supplicato oltre misura per una quarta serie?
Si apparecchia una trasmissione muta o si brancola in un mare di bugie?
Ciarrapico non teme il momento fatidico,come ogni sceneggiatore armato di fortuna e talento sa che l'errore è una strada per apprendere,sa che l'invenzione premia lo spirito tenace e la penna che non si accontenta,e soprattutto che a nulla serve la volontà di adagiarsi in questa Hollywood de noantri, fosse pure costellata di droidi protocollari, o di equazioni per far ridere.
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Bei tempi - una volta - quando la lotta si svolgeva sull'orlo di una apocalisse tangibile, quando si resisteva armati di bombe a mano, idee galeotte e gallette, senza preoccuparsi dell'avvenire, occupati come si era dal presente. La resistenza non lascia spazio a dialettiche a sintesi aperte; ci costringe invece a fare i conti con noi stessi, oggi come ieri: cosa è peggio, combattere sui monti con nazisti e camicie nere o cercare di non farsi assorbire da una crisi sonnolenta, dove il nuovo nasconde vecchi pericoli?
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