Il progetto della rubrica “Kansai” nasce dalla sfrenata e insaziabile voglia di parlare, urlare, dar voce. Quattro donne con percorsi di vita differenti, ma vicine in un sentiero, nel fitto del bosco, in cui si tengono per mano con la forza di credere, praticare e lottare per il mondo in cui credono, per vivere in quella complessità da cui però si intravede l’obiettivo. Kansai è un qualcosa di non chiaro, come una visione lontana, una sensazione, una spiritualità e fisicità, un’impressione che ciascuno di noi può vedere e far nascere da un’ambiente, da una situazione ,attraverso tutti sensi , che ci permette di correre e di avvicinarci con cautela. Molto difficile definirla con precisione. E’ allusiva come la parola detta: utile se se ne può intuire il significato. Prima dell’ idea è importante la posizione di partenza: l’ atteggiamento. Il suo camminare e vedere, il sentire,il sorpassare le intemperie e oltrepassare i roghi è un esperimento di atteggiamento. Kansai è spirito e occhi contro il buon gusto preconcetto, manca dello stile, è schiettamente anti-dottrinaria, è un criterio di coerenza. Kansai ignora i confini.[...]
Brucia, tutto brucia e continua a bruciare.. Le fiamme sono me ed io mi sento ogni istante che passa più parte di questo caos.. o forse il caos sono io…la complessità che regola la nascita della fiammella, dall’ appicco fino alla grandiosità del rogo, passando per la fiamma, la semplicità che regola il processo di rottura, scissione, demolizioni…e la complessità della ricostruzione. Semplice sembra osservare il colore di questa luce, ma avvicinati e non battere ciglio.. non puoi, il calore ti entra dentro alle palpebre e poi nella cornea, e poi nella pupilla e scende dal naso alla bocca e puoi sentire il gusto amaro del bruciato, il gusto vincente della vittoria…entra e ti prende e.. sono posseduta da me stessa e dalla complessità e semplicità di questo mondo infame..
Brucia tutto brucia, brucia, e vedo, e passo e..mangio e bevo, vedo supermercati del benessere e del profitto, banche del sapore…vorresti del dolce oggi, sì nel pomeriggio, perchè tutto va un pò a rotoli e tutti dicono che lo zucchero rialza non so quali ormoni della felicità? La scelta è tra kinder, nestlè, ferrero, montebovi, mulino bianco, un bounti? Della cioccolata lindt? Un dolce preconfezionato al sapore di plastica dura, oppure degli ottimi budini- agito, sbatti sul muro di casa e …guarda che consistenza… “buon giorno “ “buon giorno “ disse il mercante. Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere. “Perché vendi questa roba?” ”E’ una grossa economia di tempo” disse il mercante “gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti alla settimana” “E che cosa se ne fa di questi 53 minuti?” “Se ne fa quel che vuole…” “Io se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana”..
Passo attraverso i muri, i confini, le barriere delle antisocietà del mondo, attraverso fiumi, laghi, mari che sembrano fatti apposta per dividerci ancora di più, e oggi già intravedo… Carceri, lager e tutti i luoghi di costrizione. Passo attraverso queste mura pesanti, impenetrabili, ingestibili, dentro c’è tutto ciò che cercano di nascondere; sai mia nonna diceva:- butta la polvere sotto il tappeto per non farla vedere e non dirlo a nessuno.- Ecco, cosi hanno fatto, hanno preso tutta la polvere di Roma, delle città italiane, del mondo, e tutta insieme, con tutte le urla, i rumori, i suoni, con tutti i colori, l’ hanno schiaffata qui dentro, dentro questi muri, per fare massa, per fare rumore…cosi spessi ma…passo e …rumore, silenzio irriproducibile e irripetibile..il carcere ha i suoi rumori e io non li conosco.
Tutto brucia e dalla città senza più sovrastrutture nasce LEI, la pazza, l’invisibile, passa attraverso i muri, e con i suoi occhi strabici ma attenti, vede e racconta la vera realtà….e quello che c’è dietro.
La città brucia, non si riesce a vedere più lontano di 3 palmi, c’è nebbia, fumo, nulla è più nitido. Difficile è trovare quella verità che per decenni hai creduto fosse l’ unica visione, l’ unico modo, l’ unica facciata del mondo. Gli occhi, così appannati, non servono più a vedere con attenzione, ad osservare ed a non perdere nulla di vista, non servono più a catalogare ed immagazzinare. Una patina, una cataratta si oppone al senso comune, al conosciuto, al sincero e sicuro. La cecità consiste in una percezione ottico-visiva ridottissima o nulla. Può essere congenita, derivata da gravi affezioni dell'apparato visivo, oppure generata in seguito a traumi; colui che è considerato incapace di comprendere, del tutto o in parte, il senso di un evento o di un concetto è cieco. La città è diventata invisibile, i suoi abitanti ciechi. Ma la cecità apre molte strade, come ci hanno insegnato, apre sensi, spirito, mente. E allora ecco che laggiu nel fumo e nel buio kansai si avvicina, barcolla, cieca, senza corpo, sbraita, urla, si agita, piange e ride. La vedete voi o non potete vedere neanche lei? Dipana il fumo e il fuoco e gurdala, acciecata dal dolore piange e tradita e traditrice corre.
Tutto brucia e dalla città senza più sovrastrutture nasce LEI, la pazza, l’invisibile, passa attraverso i muri e con i suoi occhi strabici ma attenti vede e racconta la vera realtà….e quello che c’è dietro.
Qualcosa che brucia, laggiù, sì. Brucia anche questo e giù nel bel mezzo della notte. Ecco, tutto è rosso, tutto è luce, tutto è vittoria, speranza, paura e forza. Ma tutto brucia…. Brucia il palazzo da 80 finestre, quello che ci hanno messo sì e no un mese a costruirlo e per dividerlo in 100 appartamenti invece che 50, circa una settimana. Brucia la carta, i milioni di pagine scritte dall’ intellettuale di turno o dall’ economista esperto in calcolomania della precarizzazione dell’ uomo medio; Brucia un gruppo di marocchini, rumeni , senegalesi, filippini, sì bruciano tutti insieme in un unico rogo nel gran calderone del luogo comune, bruciano e finalmente qualcuno si accorge che sono molto molto molto diversi tra loro;
Tutto brucia e dalla città senza più sovrastrutture nasce LEI, la pazza, l’invisibile, passa attraverso i muri e con i suoi occhi strabici ma attenti vede e racconta la vera realtà….e quello che c’è dietro.
Qualcosa che brucia, laggiù, sì. Brucia anche questo e giù nel bel mezzo della notte. Ecco, tutto è rosso, tutto è luce, tutto è vittoria, speranza, paura e forza. Ma tutto brucia….
Brucia il palazzo da 80 finestre, quello che ci hanno messo sì e no un mese a costruirlo e per dividerlo in 100 appartamenti invece che 50, circa una settimana.
Brucia la carta, i milioni di pagine scritte dall’ intellettuale di turno o dall’ economista esperto in calcolomania della precarizzazione dell’ uomo medio;
Brucia un gruppo di marocchini, rumeni , senegalesi, filippini, sì bruciano tutti insieme in un unico rogo nel gran calderone del luogo comune, bruciano e finalmente qualcuno si accorge che sono molto molto molto diversi tra loro;